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Susanna Bagnoli
Susanna Bagnoli

Quel muro dipinto racconta un sentimento

A colloquio con la street artist Alice Pasquini per la Giornata Mondiale del Disegno


Per festeggiare la giornata mondiale del disegno, che ricorre martedì 27 aprile, il modo migliore è incontrare chi dell’arte e della creatività ne ha fatto un mestiere, un impegno quotidiano, un nutrimento costante. Alice Pasquini è una street artist, un’artista conosciuta, apprezzata e affermata in tutto il mondo. Ha lavorato su oltre mille muri, nei cinque continenti, con il suo tratto inconfondibile e quella forza comunicativa che i suoi ‘disegni’ sanno trasmettere. E in un periodo tosto come quello che stiamo vivendo da oltre un anno, con le città diventate l’unico spazio percorribile oltre la propria casa, il nutrimento simbolico che viene da un muro dipinto ha acquistato ancora più valore.

Photocredits: Accursio Graffeo

Come hai scoperto la tua creatività?

Mia madre dice che a 3 anni per la prima volta le ho detto che da grande avrei fatto la pittrice. A 13 anni, quando ho detto in famiglia che volevo fare il liceo artistico, i miei si sono preoccupati. Lì ho capito che, nonostante siamo un paese artistico, l’arte non è considerata un mestiere. Mi sono impuntata e ho fatto il liceo artistico e poi l’Accademia di belle arti, sezione pittura. Durante l’adolescenza scoprivo la cultura dell’hip hop. La mattina dipingevo in modo ‘classico’ col cavalletto e la modella, al pomeriggio con gli amici imparavo altro, la tecnica dello spray e una ‘filosofia’ per la quale l’importante era essere sé stessi. Più ‘inventavi’ qualcosa di tuo, più potevi fare scuola. Ho capito che bisognava tirare fuori la propria personalità. Ho iniziato a cercare un’arte più vera, a contatto con le persone e figlia del suo tempo.

E come ti sei avvicinata all’arte come lavoro?

È stato un processo, ho cominciato dipingendo i muri fuori dalla mia scuola per reazione all’accademismo, cioè a quell’idea di arte che, come diceva un mio professore, era morta con Duchamp. All’epoca non sapevo di fare qualcosa così all’avanguardia, non avevo idea che sarebbe stato il mio mestiere. Finita l’accademia ho viaggiato, ho vissuto a Parigi e Madrid e iniziato a dipingere sui muri. Era l’inizio del 2000 ed esplodeva la moda della street art, ed io ero una delle prime donne nel mondo a praticarla. Mi sono ritrovata a trasformare la mia passione in lavoro. Ad oggi ho dipinto oltre mille muri in tutti i continenti.

Come coltivi la tua creatività?

È il mio modo di stare al mondo, non è scindibile dalla mia vita. Quando mi annoio dipingo, quando sono felice dipingo, quando sono triste dipingo. È una fortuna e una condanna, la fortuna di aver capito presto che era la mia dote, e la consapevolezza che era l’unico modo per vivere la mia vita felicemente. Ho portato avanti questa passione al di là di tutti i pregiudizi. L’unico modo di coltivare la propria creatività è credere in sé stessi e andare avanti. Anche quando non era ancora un lavoro io mi alzavo la mattina e andavo a dipingere, ogni giorno. Poi naturalmente c’è un mercato dell’arte e non puoi sottrarti. L’arte può valere niente e tanto, dipende da quanto riesci a migliorare ogni giorno.

Photocredits: @AlicePasquini

Come possiamo stimolare la creatività nei bambini?

L’arte è la prima forma d’espressione in ogni bambino. È il mezzo che ci consente di esprimerci al massimo fin dall’inizio. Fino ad una certa età gli adulti ti stimolano, poi arriva l’età di dedicarsi ad altro. È proprio in quel momento che deve esserci uno scatto dentro l’individuo se vuole portare avanti una passione che spesso, agli occhi della società diventa un’attività di secondo piano.

Qual è il messaggio che vuoi dare con la tua arte?

Ho iniziato a dipingere in strada per stare a contatto con le persone, nell’ottica che un muro non è una tela né un foglio. Ha un altro significato, è di tutti e appartiene alla città e alla società. Quando dipingo in strada tengo conto del contesto, delle persone che abitano davanti a quel muro, dei colori, della cultura del paese che mi ospita. La mia poetica è raccontare momenti privati in uno spazio pubblico, momenti di vita quotidiana in un luogo, le città, in cui spesso la narrazione visiva, ad esempio quella che ci propone la pubblicità, è piuttosto finta. Le mie figure attraversano sentimenti umani diversi, il tentativo è di trasformare le pareti in qualcosa di più umano.

A proposito del mercato dell’arte, quali sono le regole da capire per farsi strada?

La street art mette in crisi il mercato dell’arte. Come fa un gallerista a vendere ciò che un artista regala una città? La street art ha aperto una strada alternativa, con mostre, aste e gallerie dedicate, un mercato dedicato, parallelo che non necessariamente rientra in quello istituzionale. Credo che se non entri in una strada puoi inventartene un’altra. Il percorso deve essere quello di approcciare la tua arte come un lavoro e per un artista la cosa più importante è far diventare il proprio stile e il proprio segno la propria firma.

Photocredits: @AlicePasquini

Come è andata la tua attività durante la pandemia?

Per la prima volta in 15 anni di viaggi mi sono ritrovata a dover frequentare di più il mio studio. Ho avuto la possibilità di lavorare su materiali di recupero che ho portato dai miei viaggi. Ho avuto il tempo materiale, da artista, di viaggiare ‘dentro’, in muri più intimi e personali. All’inizio, un po’ come tutti sono stata un po’ bloccata, c’è voluto un tempo mentale per interpretare delle sensazioni nuove che non conoscevo. Ma la creatività resta ed è un modo per viaggiare lontano fuori dalla realtà.

Come ha reagito il mondo dell’arte a questo anno ‘diverso’?

Ti racconto cosa abbiamo fatto in Molise, per il festival di street art di Civitacampomarano, di cui sono direttrice artistica, e che è nato sei anni fa. La street art ha riportato la vita in questo luogo con più di 60 muri dipinti. Lo scorso anno non abbiamo potuto fare il festival e non lo faremo neanche quest’anno ma non ci siamo arresi. Abbiamo messo in contatto su zoom gli artisti da tutto il mondo con la comunità del paese. Ne è nato uno scambio di idee, gli artisti hanno realizzato le loro opere a distanza. Ci può essere un modo diverso di affrontare le cose. Se anche non si possono frequentare strade e piazze, grazie a internet non muore il contatto con le persone.

A cosa stai lavorando?

A un progetto con l’Anpi. Sto facendo tanti laboratori con i ragazzi. E a una graphic novel.

Photocredits: @AlicePasquini

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